Psicoterapia individuale dell'adulto

Psicoterapia individuale adulto

Nella caduta ci sono già i germogli della risalita, fragili ma verdi. Vanno coltivati con premura.
(Carl Gustav Jung)

Diventare adulti, essere autonomi, avere una buona rete sociale, una relazione affettiva soddisfacente e un progetto di vita, sono i punti cardine del ciclo vitale.
Questi passaggi, inseriti nella complessità culturale dei nostri giorni, sono tutt’altro che semplici e lineari, comportando, spesso, momenti di difficoltà o vere e proprie problematiche che si esprimono attraverso somatizzazioni varie, disturbi d’ansia o attacchi di panico, depressione, fobie, pensieri ossessivi, disturbi alimentari, dipendenze o significative problematiche relazionali, affettive e lavorative.
E’ a questo punto che, generalmente, la persona chiede aiuto iniziando un percorso di psicoterapia, all’interno della quale, come prima cosa, si indaga sul “funzionamento del sintomo” nella situazione attuale della persona.
Protagonisti principali divengono, dunque, i sintomi all’interno della relazione terapeutica che rappresenta il palcoscenico privilegiato sul quale viene espresso, ascoltato, elaborato e modificato il “come” la persona si relaziona con se stessa, con gli altri e con il mondo. Il focus dell’attenzione è relativo alle relazioni interdipendenti tra questi tre livelli ed al loro buon funzionamento, ma non in termini generali ed assoluti di normalità, ma in termini di realtà, del tutto personali e diverse da individuo a individuo e da contesto a contesto.
Quasi sempre la persona non riesce a risolvere la sua problematica perché cerca la soluzione all’interno dello stesso modello del mondo che ha generato il problema; nel senso che il modo di percepire e di reagire del soggetto, non solo genera il problema, ma produce tutta una serie di tentate soluzioni che fanno sì il problema non solo persista, ma venga generalizzato ad altre aree della propria vita. Infatti, la persona più cerca di cambiare e di migliorare la situazione e più questa tende a rimanere la stessa in una sorta di gioco senza fine.
In altre parole il sistema è prigioniero delle sue stesse regole e non è in grado di produrre dal suo interno un cambiamento. Messo a fuoco il modo in cui si mantiene il problema si passa ad un intervento che contribuisca alla rottura di tale meccanismo contorto ed in tal modo si cambia la prospettiva individuale, facendo esperire al soggetto nuove percezioni di realtà e nuove strategie di gestione dell’ambiente circostante.
Cambiare la cornice della realtà, o meglio, il punto d’osservazione della persona, è, dunque, fondamentale e necessario per la risoluzione del sintomo o di una situazione problematica.
Dopo aver prodotto delle effettive modifiche nel percepire-agire del soggetto, si passa alla ridefinizione, a livello cognitivo, di ciò che è stato già concretamente esperito.