16/02/2015 - Favole: Hänsel e Gretel pt.2

Allo spuntar del giorno, ancor prima che il sole sorgesse, la madre giunse nella stanza di Hansel e Gretel e li svegliò entrambi: "Alzatevi bambini, vogliamo andare nel bosco! Qui c'è un pezzetto di pane per ciascuno di voi, ma siate saggi, non mangiatelo prima e conservatelo per mezzogiorno." Gretel mise il pane sotto il grembiule, giacché Hänsel aveva le tasche piene di pietre, quindi si incamminarono verso il bosco. Quando ebbero percorso un pezzetto di strada, Hänsel si fermò e si volse a guardare la casa per più e più volte. Il padre allora gli disse: "Hänsel, che cos'è che guardi di continuo e perché ti fermi? Su, muoviti!" - "Babbo, rispose il bambino, guardo il mio gattino bianco che è sul tetto e vuole dirmi addio." La madre allora aggiunse: "Ehi, sciocco, non è il tuo gattino, è il primo sole che brilla sul comignolo." Hänsel in realtà non si era voltato a guardare nessun gattino, ma girandosi verso la strada percorsa, vi aveva buttato ad uno ad uno i sassolini lucidi che aveva in tasca. Quando furono giunti in mezzo al bosco, il padre disse: "Ora raccogliete la legna, bambini, voglio accendere un grande fuoco per non gelare!" Hänsel e Gretel raccolsero rami secchi e ne fecero un bel mucchietto, poi accesero il fuoco e quando la fiamma si levò alta, la madre disse: "Adesso stendetevi accanto al fuoco e dormite, noi andiamo a spaccare la legna! Riposate ed aspettateci, fino a quando non saremo tornati per riprendervi!”

Hänsel e Gretel rimasero accanto al fuoco fino a mezzogiorno, poi ciascuno di loro mangiò il proprio pezzetto di pane. Credevano che il padre fosse ancora nel bosco perché udivano i colpi d'ascia, ma in realtà era solo un ramo che egli aveva legato ad un albero e che il vento sbatteva di qua e di là. Attesero così fino a sera, ma il padre e la madre non fecero ritorno e nessuno venne a prenderli. Quando fu notte fonda Gretel cominciò a piangere, ma Hänsel disse: "Aspetta ancora un po’, giusto il tempo che sorga la luna." E quando la luna sorse, Hansel prese Gretel per la mano e si incamminarono: i ciottoli brillavano come monete nuove di zecca e indicavano loro la strada. Camminarono così per tutta la notte e quando fu mattina giunsero finalmente alla casa paterna. Il padre si rallegrò di cuore quando vide i suoi bambini, poiché gli era veramente dispiaciuto di averli dovuto lasciare soli. Anche la madre finse di rallegrarsi, ma segretamente era furiosa.

 

Con l’abbandono dei bambini nella foresta, viene introdotto nella fiaba un primo passaggio simbolico molto importante: una fase rituale storicamente correlata al momento dell’iniziazione e che nelle società arcaiche aveva la finalità di introdurre il ragazzino nella comunità, allo scopo di diventarne membro oggettivo.

Il rito si celebrava sempre nel folto della Foresta o della boscaglia ed era ammantato dal più profondo mistero.

L’età in cui i bambini venivano sottoposti al rito dell’iniziazione poteva variare, nonostante vi fosse una certa tendenza a compiere il rito prima della pubertà. Era il padre che prendeva l’iniziativa di condurre via il fanciullo, compiendo così un atto connotato da profonda ambivalenza: da una parte necessario e voluto ma dall’altra intriso di ostilità e sofferenza emotiva. Spesso nelle fiabe è introdotta la figura della matrigna, il cui compito storico consisteva proprio nell’assumere quest’iniziativa che un tempo era probabilmente riservata al padre, giacché la mancanza del vincolo affettivo rendeva più facile l’accettazione di questa azione ostile.

In alcune versioni della fiaba di Hansel e Gretel, la madre svolge il ruolo di matrigna dei due

bambini. Nel suo ruolo distruttivo e perturbante, la donna favorisce l’individuazione dei bambini e nel favorirla manifesta quell’ambiguità tipica delle matrigne: con una mano distrugge, con l’altra guida verso la realizzazione.

In questo primo passaggio, tuttavia qualcosa fallisce. Hansel utilizza le strategie in suo possesso per escogitare una soluzione e ritrovare la strada di casa. Attua, quindi, un passaggio regressivo che diventa fondamentale per porre in essere la fase di svincolo vera e propria che avverrà solo successivamente. Psicologicamente parlando, questo passaggio sancisce come lo sviluppo non possa mai avvenire in linea retta ma proceda invece per salti, andate e ritorni, necessari affinché il bambino maturi dentro di sé la capacità di affrontare il percorso di individuazione, ovvero quel viaggio interiore che è poi l’impresa di trovare se stesso, mediante la conoscenza del mondo. Questo passaggio può avvenire solo dopo essere rientrato alla base sicura, cioè, solo dopo un ulteriore passaggio di regressione e passività, tornando momentaneamente ad una gratificazione dipendente.