01/10/2014 - Favole: L’eco del nostro inconscio

Le fiabe sono l’espressione più pura e semplice dei processi psichici dell’inconscio collettivo. Per l’indagine scientifica dell’inconscio esse valgono perciò più d’ogni altro materiale. Le fiabe rappresentano gli archetipi nella forma più semplice, più genuina e concisa. In questa forma così pura, le immagini archetipiche ci offrono i migliori indizi per comprendere i processi che si svolgono nella psiche collettiva. Mentre nei miti, nelle leggende, o in qualunque altro materiale mitologico più elaborato, noi scopriamo i modelli fondamentali della psiche umana rivestiti di elementi culturali, nelle fiabe il materiale culturale specificatamente cosciente è presente in misura molto minore; esse riflettono, perciò, più chiaramente i modelli fondamentali della psiche. (M.Louise Von Franz, “Le fiabe interpretate” Bollati Boringhieri, Torino, 1980)

Oggi come in passato, il compito più importante e anche il più difficile che si pone a chi alleva un bambino è quello di aiutarlo a trovare un significato alla vita. Per arrivare a questo sono necessarie molte esperienze di crescita. Man mano che il bambino cresce deve imparare a capirsi meglio. Solo così sarà maggiormente capace di comprendere altre persone, ed alla fine potrà entrare in rapporto con loro in modi che sono per entrambe le parti soddisfacenti e significativi La letteratura per l’infanzia può aiutare il bambino a provare un'esperienza letteraria attraverso l’accesso ad un significato più profondo e particolarmente valido in relazione al suo stadio di sviluppo. Affinché una storia riesca realmente a catturare l’attenzione del bambino deve divertirlo, suscitandone la sua curiosità, ma per poterne arricchire la vita, deve stimolare la sua immaginazione, aiutarlo a sviluppare il suo intelletto chiarendo le sue emozioni, armonizzarsi con le sue ansie e aspirazioni, riconoscere le sue difficoltà e nel contempo suggerire soluzioni ai problemi che lo turbano. In breve, una fiaba deve toccare contemporaneamente tutti gli aspetti della personalità di un bambino e questo senza mai sminuire la gravità delle difficoltà che lo affliggono, anzi, prendendone pienamente atto, e promuovendo la fiducia in se stesso e nel suo futuro.  

La fiaba intrattiene il bambino permettendogli di conoscersi, perché offre significato a molti livelli e lo pone di fronte ai principali problemi umani (il bisogno di essere amati, la sensazione di essere inadeguati, l’angoscia della separazione, la paura della morte, ecc.). All'interno della fiaba il bambino può esperire una esemplificazione di varie situazioni, incarnare il bene dal male in determinati personaggi, rendere distinto e chiaro ciò che nella realtà è confuso. Le fiabe esprimono in modo simbolico un conflitto interiore, suggerendo poi come possa essere risolto. (B.Bettelheim, “Il mondo incantato”, Ed. Feltrinelli, Milano, 2013)

All’interno di questo spazio cercheremo di analizzare i significati e le metafore che una fiaba può contenere e dell’arricchimento che ne può trarre un bambino. Come affermò anche Dickens: “la ricchezza di immagini nelle fiabe aiuta i bambini nel più importante e difficile compito: quello di raggiungere una coscienza più matura per civilizzare le pressioni caotiche del loro inconscio”. Per poter risolvere i problemi psicologici del processo di crescita, superando delusioni narcisistiche, dilemmi edipici, rivalità fraterne, riuscendo anche ad abbandonare dipendenze infantili e conseguendo il senso della propria individualità, del proprio valore e quello di dovere morale, un bambino deve comprendere quanto avviene nella sua individualità cosciente in modo da poter affrontare anche quanto accade nel suo inconscio.

Nelle fiabe il tempo e il luogo sono sempre evidenti, perché esse cominciano con la frase “C’era una volta…” o qualcosa del genere, che indica il fatto per cui si collocano fuori del tempo e dello spazio: il “nessun luogo” dell’inconscio collettivo. Vi sono molti modi poetici per esprimere questo “non luogo” o questo “c’era una volta” che molti studiosi di mitologia definiscono l’illud tempus, cioè questa eternità e assenza di tempo, quest’ora e sempre.

All’inizio della storia vi sono sempre narrate le difficoltà, perché altrimenti non esisterebbe la storia stessa. Segue poi la peripezia: sono gli alti e i bassi della storia. Infine, si arriva generalmente al punto culminante della tensione, quello decisivo, nel quale si sviluppa l’intera vicenda in una soluzione positiva o negativa.